Questo post riprende e amplia un articolo che ho pubblicato su Il Sole 24ore (pagina 5 del 27 febbraio 2014)

renzi comunicazione
Fanno discutere e dividono l’opinione pubblica i discorsi con cui Matteo Renzi ha chiesto la fiducia al Senato e alla Camera. C’è chi ne mette in luce l’immediatezza e la chiarezza, chi invece sottolinea la genericità delle proposte e l’eccesso di informalità del premier. Al di là degli aspetti più evidenti un’analisi linguistica dei discorsi alle Camere mette in luce alcuni elementi più profondi della strategia di comunicazione di Renzi, dal ricorso ai giochi di parole all’appello alle emozioni. Proviamo ad analizzarne alcuni e a capire se risultano efficaci.

1. La semplicità come elemento distintivo. Una caratteristica chiave del linguaggio di Renzi è la estrema semplicità, la capacità di farsi capire da tutti. I termini usati sono di uso comune, le parole vengono scandite a voce alta e in modo chiaro. Siamo lontani anni luce dalle parole trascinate, pronunciate velocemente e a voce bassa da Bersani.

I concetti più importanti sono ripetuti più volte da Renzi. Il suo è uno stile quasi didattico, molto lontano dal sinistrese, la lingua tristemente famosa parlata da molti politici di centrosinistra, infarcita di termini tecnici, per addetti ai lavori.

La chiarezza viene portata all’estremo quando Renzi scandisce il suo impegno per “uno sblocco TO-TA-LE, non parziale, TO-TA-LE dei debiti della Pubblica Amministrazione”.

2. Un discorso elettorale. Molto osservatori hanno notato che Renzi non ha parlato al Senato ma al Paese. Con il suo discorso non ha chiesto la fiducia al Senato ma ai cittadini.

Non a caso il discorso conteneva molti elementi comuni ai discorsi elettorali. Ad esempio il tema del “paese al bivio”, dell’urgenza di prendere delle decisioni per non rischiare mali peggiori.

3. Giochi di parole, come sempre. Una caratteristica ricorrente dei discorsi di Renzi è l’ampio ricorso a figure di parola. Ad esempio la contrapposizione paese “finito” e “paese infinito” o fra “mercati rionali” e “mercati finanziari”, come quando dice: «se in questi anni avessimo prestato ai mercati rionali lo stesso ascolto che abbiamo prestato ai mercati finanziari, ci saremmo accorti che la prima richiesta è la richiesta di semplicità, di pace, di chiarezza».

Su questo tema vale la pena ricordare quanto scriveva di recente la semiologa Giovanna Cosenza: “esagerare con le figure retoriche (specie quelle di parola) rende non solo lezioso il discorso, ma lo svuota, lo fa apparire tanto più vacuo quante più figure usi”.

4. Tracce di Programmazione Neurolinguistica. Renzi preferisce parlare in positivo, guardare alle soluzioni piuttosto che ai problemi. Invita la televisione e la politica uscire “dal coro della lamentazione” che fa sembrare tutto brutto in Italia e bello all’estero. Si tratta di un atteggiamento che rivela il suo retroterra culturale, ancora più evidente se osserviamo una delle sue citazioni: “la differenza tra sogno e obiettivo […] è una data”. Si tratta di una frase attribuita a Walt Disney ma spesso ripetuta nei corsi di Programmazione neuro linguistica, nota anche come Pnl, la disciplina insegnato dai coach motivazionali e dai guri del pensiero positivo, che aiuta chi la pratica focalizzarsi sul raggiungimento del successo.

5. Un linguaggio concreto, che parla agli occhi. Un’altra caratteristica chiave del linguaggio di Renzi è l’enfasi sull’aspetto concreto del linguaggio. I suoi sono discorsi estremamente visuali. Evitano concetti astratti come “istruzione”, “disoccupazione”, “lavoro”, e parlano invece di “chi quotidianamente va nelle nostre classi” per riferirsi ai professori o dell’apprendista che non ha neanche la possibilità di avere i soldi per mangiare una pizza e bere una birra.

Allo stesso modo sceglie temi concreti, a cui grandi fasce di elettorato sono sensibili. Non a caso la prima “issue” che affronta è relativa al mondo della scuola, un tema di cui milioni di italiani fanno esperienza, come docenti, come genitori o come ex studenti. Parlare un linguaggio concreto è un’altra delle caratteristiche insegnate nei corsi di retorica: aiuta la comprensione dei discorsi e li rende più facili da ricordare e più persuasivi.

6. Enfasi sulle emozioni. Un’altra caratteristica ricorrente: il suo atteggiamento nei confronti de drammi sociali non è macroeconomico e distante, ma vicino e comprensivo. Ad esempio parlando del tema dei cinquantenni che perdono il lavoro si esprime così: “Credo che capire cosa significa incrociare lo sguardo di un papà (per non dire un babbo) che ha perso il posto di lavoro”.

Toccare le corde emotive è uno strumento che aumenta l’efficacia dei discorsi, come ci ricordano i risultati di vari studi neuroscientifici (per approfondire c’è “La mente politica” di Drew Westen).

7. Più informale di Berlusconi. Il suo discorso è il meno istituzionale della storia delle dichiarazioni programmatiche al Parlamento. Anche  i discorsi per la fiducia di Berlusconi, notoriamente un politico poco affezionato alle formalità avevano un carattere molto istituzionale. Renzi, invece esibisce uno stile informale, evidente non solo perché non pronuncia un discorso scritto ma anche per l’informalità di molti atteggiamenti, ad esempio quando parla con la mano in tasca (apriamo una parentesi, le mani in tasca non sono un esempio di buona comunicazione, per approfondire).

8. Il nemico: il MoVimento 5 Stelle o meglio, Grillo. Il discorso in Senato mette in luce un elemento su cui Renzi fonderà la propria comunicazione politica nei prossimi mesi: l’attacco frontale a Grillo, ripetuto a più riprese, talvolta con frecciatine ironiche, durante il suo intervento. Sarà il leitmotiv della sua campagna, provare a corteggiare gli elettori a Cinque stelle per erodere consenso a Grillo e recuperare voti nella fascia del suo elettorato più orientata a sinistra.

9. Elementi simbolici. Renzi è capace di manipolare i simboli come pochi altri. Dall’esibizione del rifiuto di una scorta all’arrivo in Smart, è un abile creatore di immagini capaci di comunicare senza bisogno di parole, solo con gesti o atteggiamenti. Anche nei discorsi in Parlamento conferma questa sua attitudine, ad esempio quando usa il banco del Governo come la scrivania di un ufficio, con iPad, computer, fogli ed evidenziatori. Vuole dire anche a chi guardi distrattamente i tg, “sono uno di voi, al lavoro per voi”

10. Poco chiaro sulle azioni politiche. Se il discorso di Renzi sul piano linguistico è molto concreto, è invece caratterizzato da un certo grado di genericità sul piano dell’azione politica: come molti hanno sottolineato, le azioni proposte sono solo accennate e non approfondite.

I discorsi alle Camere ci restituiscono dunque un Renzi molto efficace dal punto di vista della costruzione del consenso, già in campagna elettorale e orientato a rosicchiare voti più ai Grillini  che al centro.

Ma allo stesso tempo rivelano un punto che potrebbe costituire il suo tallone d’Achille: il suo consenso politico ed elettorale, oltre che dal punto di vista linguistico e simbolico, sarà valutato anche dalla effettiva azione del Governo e dalla sua capacità di portare cambiamento politico. Su quest’ultimo tema Renzi sa che si gioca gran parte della sua credibilità e che la sua abilità nel suscitare speranze potrebbe costituire, nel momento in cui la sua azione non fosse capace di realizzarle, un elemento negativo.

Aggiornamento 

La conferenza stampa di presentazione del pacchetto di riforme #lasvoltabuona ha messo in luce un’altra caratteristica del linguaggio di Renzi di cui ho parlato in un intervento su RadioTre: la tendenza a utilizzare con prevalenza il tempo verbale del presente, che ha l’effetto di eliminare l’aspetto temporale dai discorsi, mettendo sullo stesso piano misure e proposte che richiedono tempi diversi per essere realizzate.

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